Difficilissimo. Non solo raccontarla, questa situazione. Più che altro viverla. Viverla? Subirla, forse. Mi confondo, mi muovo male: le lenzuola di un letto che non ho più bisogno di rifare da una settimana mi si incollano fastidiosamente alla pelle.

Prendo il telefono; scorro le notifiche che delineano il profilo di una quotidianità che momentaneamente non mi appartiene più:

  • 18:00-18:30: Riunione col cliente
  • 19:30-20:30: Danza contemporanea
  • 20:30-21:30: Functional training

Che bella la vita vera, penso. Sorrido piano e non posso che chiedermi se forse la vita vera, oggi, non è che questa: quattro mura e una quarantena.

Surreale. Ma un dolore fitto alla gola mi ricorda che no, tutt’altro. È capitato anche a me, alla fine. Cosa di preciso? Non saprei dirlo. Non lo sa nessuno. Il medico, i miei genitori – che ho sempre considerato erroneamente onniscienti, il collega, il politico, il farmacista. Nessuno sa nulla.

Rasserenante, a tratti. Sapere di far parte di un tutto. «Sono anche io positiva, ti capisco.», «Anche la sorella del mio ragazzo!», «Ma sai che mia zia pure raccontava di mal di testa costanti?»

Tutti sulla stessa barca, ma la voglia di sfogare uno stato d’animo aspro e pungente si contrappone alla delusione di fronte alle parole che mi verrebbero regalate. Assomiglierebbero a queste, con le rispettive varianti: «Faccio anche io molta fatica, non ci si può fare niente, è un periodo così. Speriamo passi presto

Cos’è successo al mondo? È successa la noia, la frustrazione, la disperazione.

È successo il fermarsi, il riscoprirsi, il domandarsi.

È successo il pentirsi di aver dato per scontato quella dolce e monotona frenesia. È successo il confondersi e il confondere quasi mai volontario. È successo l’esser solidali, l’empatia, la metaforica vicinanza.

Penso sempre a come sarà raccontarlo a chi non c’era. Sono sicura avremo gli occhi eccitati di chi sa di aver vissuto un evento epocale. Probabilmente dimenticheremo la solitudine, la privazione e la rabbia. Resterà il buono: la tenacia di chi non ha mai smesso di credere nel bene che fa la vita e la consapevolezza, quella che abbiamo riscoperto passeggiando – e finalmente respirando – dopo mesi passati a dimenticare la luce del sole.