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Illudendoci di umanità

di Giancarlo Stefanino26/03/24
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Tempo di lettura 3 minuti

“Sentimento di solidarietà umana, di comprensione e di indulgenza verso gli altri”

Questo è uno dei significati del concetto di umanità, qualora cercassimo su un qualsiasi dizionario; parlo di uno fra i significati poiché questa è solamente la definizione in senso figurato. Ovviamente, la definizione principale di umanità indica il complesso di tutti gli uomini sulla terra e la condizione umana con riferimenti ai caratteri, alle qualità, ai vantaggi e ai limiti inerenti a tale condizione. Questa premessa serve per riportarvi in queste poche righe una riflessione, probabilmente confusa, che mi attanaglia in queste prime giornate di primavera. 

Ha senso, ai giorni nostri, utilizzare lo stesso termine per identificare la totalità degli esseri umani e un suo specifico sentimento? 

Io non so rispondere con certezza, ma pensandoci è quantomeno curioso. Non voglio cadere nel tranello di un testo con intenti filosofici, non è questo lo spazio adatto, ma lasciarvi un pensiero su un concetto di cui sentiamo fortemente il bisogno ma forse considerato troppo superficialmente. É sufficiente pensare a tutti quei momenti, durante la nostra quotidianità, in cui sarebbe possibile individuare un’assenza o presenza del sentimento di umanità oppure in cui perdiamo fiducia nei confronti degli altri esseri umani. Per me questi momenti sono davvero tanti. 

Ragiono e penso: se lo stesso concetto viene utilizzato per definirci essere umani nel complesso, allora ciò presuppone che il sentimento di umanità sia qualcosa di innato, che accompagna fin dalla nascita ogni individuo. Ma fino a che punto l’umanità è intrinseca a ogni individuo? 

Fino al punto di accendere la tv e sentire continuamente notizie riguardanti guerre, minacce di conflitto o attentati?

Fino al punto di dover ancora accusarci a colpi di ‘colore della pelle’?

Fino al punto di aprire un qualsiasi post su un qualsiasi social, trovando principalmente tra i commenti cosiddetti ‘rilevanti’ solo frasi denigranti e di incitamento all’odio?

Che fine fa questo innato sentimento di solidarietà, di comprensione e di indulgenza in queste e molte altre situazioni? 

La mia non vuole essere chiaramente una provocazione fondata sulla generalizzazione della realtà. Tuttavia, considerando il vasto spettro di comportamenti umani, dalle azioni eroiche alla crudeltà insensata, diventa difficile identificare una caratteristica umana universale. Per ogni esempio di generosità e solidarietà, sembrano emergere altrettanti esempi di egoismo e brutalità. Questa ambiguità mette in discussione l'idea stessa di un'umanità intrinseca e universale. D’altronde, se fosse un sentimento che accomuna tutti gli esseri umani, la realtà dovrebbe essere ben diversa e la normalità sarebbe piena di gesti umani.

Facciamoci caso: perché, quando assistiamo a piccoli o grandi gesti di umanità, sembra sempre che questi ci sorprendano?

Mi sono dato tre plausibili spiegazioni.

  • Ciò che di innato possediamo è un bisogno costante di umanità, e quindi ogni volta che incrociamo una situazione di altruismo la percepiamo come unica.
  • Esempi di generosità e solidarietà sono così rari che viverli ci stupisce come se ci fosse qualcosa di strano.
  • Nessuno ci insegna ad essere umani, come se l’umanità fosse una conoscenza già acquisita, e così diventa prevalentemente difficile utilizzare e saper riconoscere il sentimento.  

Forse queste tre spiegazioni, in qualche modo, non si escludono a vicenda.

Nonostante le incertezze, trovo conforto nell'idea che l'importanza dell'umanità non risieda nel suo essere intrinseca o meno, ma nella possibile esistenza in momenti di empatia, creatività, e altruismo, che emergono anche nelle situazioni più avverse. L’umanità, in senso figurato, può essere coltivata, ignorata, soppressa dalle circostanze esterne e dalle scelte personali. Pensarla come una potenzialità riduce ad una mera illusione il pensiero di un sentimento che tutti siano in grado di provare, riconoscere, infondere. Di fronte a questa illusione la sfida più grande resta quella di non perdersi d'animo, nonostante l'ambiguità di un concetto che probabilmente è legato ad un costante processo di negoziazione e definizione che noi stessi alimentiamo. Gli atti di gentilezza spontanea, di coraggio disinteressato e di compassione resistono come i soli comportamenti adatti per superare i nostri istinti più primitivi e di connetterci con gli altri in modi significativi.

Scritto da

Giancarlo Stefanino

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